26 Ottobre 2010

Al mercato

Oggi sono andato e ho pranzato al mercato … Se, dopo quest’esperienza, non mi viene un’infezione intestinale credo non mi verranno più, almeno qui a Samoa.

Qui ci sono 2 mercati coperti. Uno praticamente sempre aperto, verso l’interno dell’isola, diviso in tre zone. La prima arrivando dal centro è quella in cui si mangia, con millemila banchi tutti uguali ognuno che vende una cosa differente tipo pollo fritto, pesce fritto, frutta fritta, succhi di varia natura e provenienza, dei panini strani, frutta e verdure cotte e crude ma rigorosamente roba già pronta da mangiare, lì sul posto o comodamente a casa. La seconda zona è quella un po’ più commerciale in cui trovi souvenir collane vestiti orecchini braccialetti magliette lavalava fermacapelli asce in legno e mille altre cose tipicamente (?) di gusto samoano. In fine la terza zona è quella un po’ più ruspante con delle panche tutte più o meno in fila, i commercianti seduti per terra o sul degli sgabelli arrangiati, con un ognuno che vende una o due cose, al massimo tre. Enormi caschi di banane di ogni forma e misura e colore, ananas, cocchi da bere, cocchi da mangiare, altri da piantare, frutti dell’albero del pane, zucchero, riso credo di aver visto delle patate e del formaggio ma non ne sono certo, e ancora papaya, zucche, zucchini, prezzemolo, cipolle, un frutto dalla sezione a stella e sicuramente tante altre cose che non ricordo.

Il secondo mercato è un po’ più piccolo, che da direttamente sul mare, frequentato un po’ più da turisti (ma non tanti), da ragazzi locali e probabilmente da qualche pusher, vista la quantità di polizia che c’è nei dintorni. Suddiviso solamente in 2 aree, questo mercato è aperto solo fino al primo pomeriggio dal lunedì al sabato: la prima area è per indumenti e chincaglierie (vedi sopra) ancora più turistico del precedente, tutti ti fermano e vogliono per forza venderti magliette e gonne con una insistenza quasi da cingalese che vende le rose a Milano. L’altra parte è quella in cui si mangia. Qui i banchetti sono una ventina, disposti in circolo attorno a una zona con dei tavoli e delle sedie.

Ed è qui dove mi sono fermato a mangiare oggi. È stato strano perché nonostante molti tavoli fossero liberi a rotazione 3 persone sono venute a mangiare al tavolo a cui ero seduto io, erano curiosi perché evidentemente non ci sono molti bianchi che mangiano là. Il procedimento era molto semplice e sempre lo stesso per tutti e tre.
Il primo era un ragazzino un po’ tamarro, sembrava quasi un messicano che abita negli USA, maglietta bianca enorme, cappellino da baseball nero con tesa piatta, collanina d’oro al collo, mi ha fatto cenno per chiedermi se si poteva sedere vicino a me a mangiare e dopo la mia conferma si è seduto e via con le domande standard: ue iu fom ? Iu wok hia? (where are you from? You work here?).
Il secondo, poco dopo che il finto messicano si era alzato da tavola, credo mio coetaneo, era vestito da samoano con camicia a fiori gonna e auricolare da business-man, lui non ha fatto domande ma mi osservava di sottecchi ma estremamente incuriosito e io come lui perché aveva preso il mio stesso piatto ma a lui avevano dato solo un cucchiaino (io da uomo bianco avevo ricevuto un trattamento speciale: una forchetta e un tovagliolo di carta perché l’avevo richiesto). Volevo capire come poteva affrontare quel piatto solo con un cucchiaino.
Dopo 5 minuti si è seduto un anziano, senza nulla da bere o da mangiare, unico giustamente a non aver chiesto il permesso (ma ci siamo scambiati l’alzata), mi ha fatto le stesse domande del messicano. E ovviamente il business-man ha smesso di mangiare e si è messo ad ascoltare le mie risposte.
Quando mi sono dovuto alzare per continuare a curiosare in giro, li ho salutati in samoano e loro con un gran sorriso mi hanno risposto col tipico saluto samoano informale.

Sono molto curiosi, e o sono troppo invadenti e le domande sono troppo ficcanti oppure si vergognano e pensano 5 minuti se far domande o meno. Pian piano sto iniziando a capire come son fatti e qual è il codice di condotta qui sull’isola.

Per capire cos’è l’alzata aspettate che presto pubblicherò un post dedicato. Per quanto riguarda il cibo il post lo sto ancora scrivendo. Vorrei, a riguardo, cercare di essere il più completo possibile e ad oggi mi sto ancora documentando ;-)

The work is teaching you the work

Mi piacerebbe scrivere dei post sul lavoro che sto per svolgere, sui primi giorni trascorsi in questo ufficio, sul quello che vedo faccio o imparo, sulle modalità lavorative ecc ecc ma purtroppo credo che non sia il caso.

Intanto scrivo e tengo traccia, poi man mano deciderò il da farsi ma per ora mi sento di raccontare solamente poche cose riguardo la vita lavorativa qui.

Per adesso accontentiamoci, poi chissà.

Lo staff è multietnico, c’è gente da un po’ ovunque nel mondo: una manciata di Samoani, qualche bianco europeo, un paio di giapponesi, la big-boss è indiana e altri coi cognomi strani che per quanto ne so io potrebbero arrivare da qualsiasi angolo del mondo. Ancora non ho incontrato tutti, molti già mi conoscono per nome, io ovviamente me ne ricordo solo un paio, anzi 3. Forse. Tutte le vocali che utilizzano mi mandano in crisi, come se già di mio non avessi problemi a ricordare le persone.

La prima persona con cui ho legato, ovviamente, è l’addetto IT, si chiama Attila (sì proprio così), è Ungherese, simpatico e le ha la battuta facile, e pigro come molti informatici. In realtà non lavora direttamente per le UN ma è un esterno di credo l’unica ditta informatica di Samoa. Ha vissuto parecchi anni in Nuova Zelanda riparando computer, poi quando gli è scaduto il visto ho pensato di spostarsi… a Samoa. Ha trovato lavoro come tecnico informatico in una ditta e da qualche mese l’hanno messo come consulente esterno in uno stanzino a  monitorare il traffico internet locale e come esperto informatico a risolvere problemi degli altri. Lui stesso dice di non essere all’altezza di quello che dovrebbe fare ma pare che su questa isoletta non ci sia nessuno più bravo di lui. :-) Ed effettivamente, anche a me dà l’idea di non essere particolarmente ferrato sulla gestione di reti, sembra invece più portato alla riparazione hardware. Quindi se qualche informatico minimamente esperto di reti vuol farsi avanti, qui credo sia ben accetto.

Purtroppo non mi fanno usare Ubuntu perché pare non si possa impostare con microsoft exchange ma per fortuna posso usare il mio laptop e non i le loro datate macchine che a ogni piè sospinto manifestano problemi.

Una speranza più che altro invece è rivolta al lavoro in se. Spero, e probabilmente sarà così, di riuscire a imparare il lavoro senza faticare troppo. Mi hanno detto che presto sarò impegnatissimo e dovrò correre dalla mattina alla sera. Per adesso non è così… ma credo che presto cambieranno le cose!

 
20 Ottobre 2010

Work hard, party harder!

A scuola tutti con la divisa uguale, gonna (“lavalava”) con bordino colorato a seconda dell’istituto, camicia bianca e un buffo cravattino intonato al bordino della gonna. Quasi tutti parlano inglese con un accento tutto particolare o almeno riescono a farsi capire però noto che hanno seri problemi a fare i conti, ogni volta che devono fare qualche somma o dare del resto sfoderano la calcolatrice e ricontrollano 2 volte il risultato. E spesso sbagliano!

Il randagismo è abbastanza diffuso ma di giorno fa troppo caldo e i cani, come del resto tutta gli esseri viventi presenti sull’isola, sono troppo pigri e affaticati per fare alcunché, quindi giacciono  boccheggianti e con la lingua penzoloni ai lati della strada sotto l’ombra di qualche albero.
Il proprietario dell’albergo, un ex bancario statunitense in pensione, mi ha spiegato che i per tenere a bada i cani è sufficiente farsi vedere a raccogliere un sasso e minacciare di lanciarglielo addosso, pare che tutti qui siano abili cecchini perché la frutta dagli alberi la raccolgono proprio tirando sassi all’attaccatura all’albero della stessa. I cani sono, però, decisamente più attivi di notte. Ogni sera si possono sentire latrati, guaiti e scaramucce tra i diversi branchi. Io per ora non ho avuto la fortuna di veder da vicino questi scontri ma credo non manchi molto.

Come capiscono che qui ho intenzione di rimanerci a lungo mi chiedono se ho già un posto in cui stare e subito mi propongono qualche interessante proposta a prezzi più o meno ragionevoli. Le tariffe sono comprese tra i 400 Tala mensili (~130 €) ai 1200 Tala (~ 400 €) in camere di abitazioni private o bred & breakfast[1] relativamente vicini all’ufficio. Quindi ora devo solo decidere quanto rudimentale posso accettare che sia la mia stanza per i prossimi 4 mesi.

Perché sono tutti grassi o quantomeno robusti? La risposta è facile: mangiano un sacco di roba fritta. Il cibo è piuttosto buono, ma non c’è molta fantasia. Pollo o pesce di scogliera spesso e volentieri tutto fritto. Le varianti si possono trovare sulla verdura o sulla frutta di contorno. Può essere cotta al vapore o lessata oppure ovviamente fritta, e si può scegliere il tempo di cottura: ben cotta o media. Hanno anche un sacco di varietà di macedonie, ma principalmente si tratta di un pastone di verdure, a vedersi sembra la nostra pasta e fagioli ma in realtà c’è banana, mango, cocco e altri frutti strani (poco saporiti) che non conosco. In aggiunta ci sono anche diversi tipi di hamburger, ma non non entusiasmanti, e credo siano pensati per i turisti americani, neozelandesi e australiani.

Nonostante usi la protezione 50 e il cielo è perennemente velato inizio a vedere il segno dell’abbronzatura sul collo e sulle braccia. Inoltre sto imparando a capire come gira il tempo, se sta per piovere o se le nuvole si stanno per aprire, e vi assicuro che è importante poiché quando piove viene giù a secchi e quando esce il sole bisogna comunque ripararsi!

L’acqua del mare all’interno della barriera corallina è caldissima :-( e poco profonda :-( quindi non c’è refrigerio a fare il bagno però in compenso i pesci non sono per niente spaventati dalla presenza dell’uomo e sono coloratissimi, variegati e il colore delle strisce cambia a seconda della luce. Le stelle marine sono blu elettrico… splendide!!!

Negli internet café che ho visto fino ad ora non permettono l’utilizzo di skype, e ti constringono a fare la telefonata internazionale se vuoi parlare con casa. Ma confido nel fatto di poterlo usare prima o poi in qualche modo…

Il titolo del post è riferito a un’insegna di un locale davanti al quale la sera è sempre pieno di Samoani dediti a bere birra e a perder tempo, che credo siano attività che gli riescono piuttosto bene.

Tutti i post che pubblico sono scritti qualche giorno prima della pubblicazione. Sono notizie un po’ datate, ma non scoraggiatevi e vedrete che presto tornerò in pari!


[1] Come diceva una signora a Carrara, mentre cercava di spiegarci come raggiungerne uno in bicicletta

 
19 Ottobre 2010

Non ero un gran pirata, ma amavo la libertà, la scoperta, l'incontro, il vagabondare tra un arcipelago e l'altro.

Scrivo queste righe più per me che per voi eventuali lettori. Perché mi serve a ricordare, o almeno tenere traccia di quello che ho visto, vissuto o imparato in questa località così lontana da casa e profondamente diversa dalla nostra. È senza dubbio, per me, un' esperienza che non va perduta e questi appunti mi possono servire allo scopo.

 

La prima tratta di volo da Fiumicino a Dubai è andata bene. Ero uno dei pochissimi italiani a bordo.  I pasti della Emirates sono davvero ottimi, le hostess non sono così belle come mi avevano raccontato, anzi perlopiù erano uomini e c'è una ampissima selezione di film e musica per cercare di ammazzare il tempo. Atterrando ho conosciuto un ragazzo bolognese diretto in Australia  a cercare fortuna come ing. gestionale. Il lungo volo Dubai – Sydney – Auckland è andato bene fino a Sydney anche se la ragazzina libanese che avevo a fianco, facendo finta di niente, si è appropriata dapprima del cuscino  poi pure delle calze, della mascherina per dormire, dello spazzolino da denti monouso e non so più cos'altro.

Dopo lo scalo tecnico a Sydney mi sono trovato seduto in mezzo a una squadra di ciclisti BMX formata da bambini intorno agli 8 anni …  per fortuna quella tratta è durata solamente 4 ore. Per la cronaca, i film che ho visto da Roma a Aukland: Lost in translation (eng), il nuovo film con Cameron Diaz e Tom Cruise (ita – schifezza), the good the bad and the ugly (eng – extended version), bedknocks and broomsticks (eng – pomi d'ottone e manici di scopa), un weekend da bamboccioni (ita – schifezza).

Una volta arrivato a Aukland è stata una passeggiata, come sono salito sull'aereo per Samoa mi sono addormentato e mi sono svegliato durante la discesa per atterrare!

Finalmente arrivato a Samoa dopo 36 ore passate tra aerei e aeroporti si prende il taxi e si va a dormire.

L'aria ovviamente ha un odore differente rispetto a quella Italiana ma alcune essenze nell'aria ricordano il profumo di macchia mediterranea, quindi ottimo direi! Il collegamento a internet non è sempre disponibile in ostello e le tariffe degli internet café sono molto simili a quelle italiane. Il cinese che ho avuto come compagno di stanza per una notte e un giorno adesso, mentre prepara i bagagli per andare alle Fiji, emette strani rumori dal naso e dalla bocca ma non credo che stia cercando di comunicare perché quando vuole si sa esprimente in un inglese eccellente.

 Il costo della vita è più basso rispetto all'Europa ma non così tanto come ci si  può immaginare. Qui nella capitale non è molto turistico e i locali si contano sulle dita delle mani. Ovviamente c'è Mc donalds.

La prima mattina mi sveglio e trovo il diluvio universale ma un bel fresco. Sull'uscio ho incontrato una coppia di berlinesi e siamo andati in giro per la capitale a vedere il mercato a comprare la patente (4 €) e capire che vita si fa a Samoa. Tutti quelli vestiti bene sono in gonna, camicia a maniche corte e infradito. I più eleganti sono riusciti ad abbinare il colore della gonna a quello della camicia.

Nel pomeriggio sono passato in ufficio per cercare di capire qualcosa di più sul quello che dovrebbe diventare il mio lavoro ma erano tutti in trasferta da 2 giorni e fino a lunedì non rientra nessuno quindi dovrò presentarmi alle 8 del mattino in ghingheri e vedere cosa accade.

L'orario lavorativo degli uffici qui generalmente è dalle 8 alle 16.30 (ancora non so UNDP, ma perché dovrebbe essere differente?), il sole  tramonta verso le 19.30 quindi dovrei aver 3 ore al giorno da spendere in spiaggia, anche se qui in città di spiagge non ce ne sono.

 

Ancora non so quando e come avrò accesso a internet e settimana prossima credo comprerò una sim locale così sarò raggiungibile telefonicamente spendendo una cifra umana. Ancora non ho fatto bagni ne foto. Ma l'acqua sembra pulitissima ma calda, vi saprò dire.

 

Questo è il primo post da Samoa e spero non ultimo. In questi primi giorni ho tempo e cercherò di capire qualcosa di più e scrivere tutto quello che riesco, poi da quando inizierò in ufficio non so come saranno organizzate le mie giornate ma spero di riuscire ad avere un po' di tempo per seguire e aggiornare questo blog.

 
05 Ottobre 2010

Samoa

 
avanti >

Studenti.it Iscriviti alla community di Studenti.it Segnala un abuso Crea il tuo blog Foto Vip
© BanzaiMedia | Community | Tutti i video | Testi canzoni | Cinema e Film | Aiuto e supporto